Thursday, May 23, 2013

Con i nomi



Verrò, ferita di tempesta e ruggine di gigli. 

Con i nomi 
che lasciammo ad ogni luogo, ti dirò dell'aria rarefatta

dove i silenzi sanno fare gli spazi che ti coprono le spalle nude 

e crepacci dove puoi morire sola.

Dentro gli occhi tu avrai resti di notti sulle vigne

io innocente 
le caviglie lussuriose

e vorrò andare 

smarrimenti e ritorni per quel tempo 
di monete e canti
di ninfee che non mi hai mai comprato

dunque è così che mi avrai.

Assaggiata dal male.
Che trasgredisco il mio corpo nel rosadalba
nell'ora in cui tutto è accaduto e può ancora accadere

l'altura trafitta d'improvviso
i confini capovolti nella luce. 

E le tue orme nelle vie del sangue 

sempre odore 
di tramontana e radici.

Tua sorte
ad innalzare la nebbia con dita di gitana 


Riversa, accoltellata d'argenti. 

Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati

Wednesday, April 24, 2013

Confusa di istanti e millenni


Confusa di istanti e millenni. 

      Orfana 
      di ogni possibile amore.
 
In ginocchio. Stuprata da mille aurore
      mi terrà tutt'una la neve
 a patire il suo peso sul fiato rovesciato.
 
Ma la commozione di contare notti allineate sui palmi
usurperà la via al coltello nella vena.
 
Salva dalla vita
     ti troverò. Vertigine fossile del vagito.
 
Dietro queste rovine di cielo dimenticate nei prati
     gli occhi nella notte.
 
A calpestare
     la bellezza perfetta di radici che trattengono il dolore.

Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati

Sunday, April 21, 2013

La luce lenta


quanta sorte da seppellire
prima di acqiuetarmi il fiato l'ultimo sorso sulla tua bocca

Mi sfiancherai ancora con un presagio di luna?
Preferirei tu mi uccidessi iniettandomi in vena il dolore di un violino.
Poi basterebbe solo la certezza di un respiro che torna da lontano per rimuovere ossa di gigli
di traverso nella gola.
E attraversarti
irredimibile peccato di questa luce lenta che cade in faccia al cielo

sospesa ad un'attesa.

Tirarmi il tuo silenzio addosso
che mi spoglia.

E tra le mani lame d'acqua incendiarmi i fianchi.

Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati

Friday, April 19, 2013

L'arte di morire








Non ti racconterò mai la storia di questa brutta stagione
di sabbia attaccata alla carne
          di anemoni neri e inauditi.

          S'imbevono del mio sangue

perché il tempo non passa mai o passa troppo in fretta
e io resto sempre qui a pensare
come si fa ad infilarsi nel petto
una foresta di coralli.
E non so dirti
quali semi puoi piantare nell'acqua

nei miei solchi solo grani di sale 
        ho tenuto

agonie di delfini.

Come non mi hai mai vista peccherò di lussuria
svuotandomi l'anima di ogni più lontana notte.

In un giaciglio di alghe azzurre

che morire
          è un'arte
e non s'impara vivendo.

Stefania Stravato  Tutti i diritti riservati 

Thursday, April 18, 2013

E se taci



A chi somigli 
dimmi
se non a quest'ombra che sta distesa sulla mia schiena nuda
 
e nel sangue
mi sospinge il rosso d'azalee
 
Così 
amarti o prevederti
follia di un precipizio
o certezza di verdenuovo che mi sradichi a forza
dalla notte fonda
vertigine di ghiaccio
e mi sollevi
 
La via più turpe
sceglierai per amarmi
 
esplorandomi i fianchi al buio 
 
devierò le folgori negli occhi
per raggiungerti dove il petto si congiunge al silenzio
 
 
A mani nude taglierò la pietra che ci seppellisce la voce
e verrò a prenderti
 
Verrò prima dell'ultima sera
 
Tu tienimi
 
In un sonno che nessun vento ferisce.
Dove posso parlarti senza voce
e tingerti il dolore di mille baci
 
non ucciderti
non uccidermi con urla mute
 
e se taci
griderò io il respiro che resta
coprendoci le spalle di un cielo freddo e duro
che sfregia tutte le rose sparse nel sangue
 
sia feroce allora
stringerti alla carne
ed inchiodarti
in una ferita lunga di appartenenza.



Stefania Stravato ©  Tutti i diritti riservati



Monday, April 15, 2013

Un segreto macchiato di troppo vento


È questo odore di rose che si abbandonano alla notte
a sfinirmi di peccaminosa malinconia.

Sottopelle
a memoria un addio già vissuto.

Sapienza d'aurore
tra due sonni
o tra due fiumi.

E laggiù
conficcata nell'aria
la certezza di giorni che non saranno.

Ci fossimo alzati 
le labbra umide di baci.

Ci fossimo lanciati, amore
su quel diluvio di luce
nudi.

Non saremmo morti soli
la gola aperta dai silenzi

stringendo inutilmente al petto
un segreto macchiato di troppo vento.

Stefania Stravato ©  Tutti i diritti riservati

Saturday, April 13, 2013

Nient'altro che questo




Dalle caviglie agli occhi vidi il mio corpo bruciare.

Quell' istante di morte che non è mai finito.

Cardi arrossati
        li toccava appena il tramonto.


E tutto quello che restava tra le pietre
era il  mio sguardo lungo
        nella vita.

Così piansi i giardini di limoni
e il mare che mi portavo addosso

       le fughe invocate all'orizzonte.
Ogni possibile peccato che non avevo mai commesso.

Dovesse venirmi voglia di vivere ancora
       regalami
buche scoscese in un silenzio che sa di mare.

Nient'altro che questo.

E un ramo acceso
      per ricordarmi del rossocorallo.

Stefania Stravato  ©  Tutti i diritti riservati