Thursday, April 4, 2013

Voci di donne





Eravamo d'accordo che fosse un'emozione
dicevi - a noi non occorre il luogo della voce -
eppure quel rumore nell'orecchio
acuto come la promessa di un incontro - c'era -
a fare in mille pezzi le falene affamate di ombre
che sigillavano la gola
e fu vera anche l'attesa
di toccare la sostanza delle braccia

poi capovolta nella tramontana fangosa
chiamiamola tristezza questo mare che avanza
nel petto
ma a guardarlo da vicino è solo una chiazza di neve color sangue

- stasera - che non puoi capire e dici - torna -

questa è l'ora in cui vivere è una banale menzogna
le cose stavano qui da sempre
pronunciate e mute
offerte
alla solitudine
all'inevitabile sfioritura dei gigli sulla duna

e quale confine remoto è esploso  improvviso di primo mattino
non saprei dirti 

ha sfondato il petto
ineluttabile come il diluvio 

è che io non ho mai compreso
come si possa stare in un deserto verticale e guardarti negli occhi

e l'inaudita urgenza delle radici 
non guarisce dal morbo della tenebra

ho dita spezzate ma scaverò una fossa di calceviva 
per affrontare nella carne il patimento
di un vento
che trascina lontano pollini di zagare e
pesci d'argilla. 

Tutti i diritti riservati © Stefania Stravato





Monday, April 1, 2013

La sfida


così lascio i fiori in rovina
al silenzio delle scarpate

il mio sangue è la somma d'infinite aurore e sa di mare che viene da lontano

moriremo forse di troppo dolore,
con un arcobaleno infilzato nella schiena

o del vino avvelenato che scorre a fiumi 
quando a tarda notte si festeggia la morte nel suo velo migliore

ma, al di là di ogni dire 
io sarò più bella a fuggirle incontro la mia sfida con la neve nei capelli
e tutta nuda
che danzo, le gambe lucenti d'acqua 
su una foglia di vento, per salire più in alto del cipresso

scagliata in un volo obliquo ad interrompere le risonanze del pianto

curva su una mezzaluna di gesso
che sigillla l'inverno
dentro il grido di un gabbiano

e quel che resta poi, sarà solo polvere di luce che si scioglie nella pioggia
e un seme d'occhi neri sepolto tra le ginestre.

Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati

Friday, March 29, 2013

Tu nelle ossa passi, taci






Non ti porterò nella notte
non ti porterò nella morte
né presso muri vestiti di edere nere

ti bacerò nella fragile ombra di un tiglio

senza rimpianti, né rimorsi

e ti fuggirò

sollevando solitudini di giardini straziati
fino al silenzio di un'ellisse innocente


accecata di fiori e faville
in un chiaroscuro malato di vecchie campane

il mio esilio
un nido di folgori
una falce di vento tra le mani

e tu nelle ossa
passi, taci

spezzandomi le dita


livide, naufraghe


scavano
tra le ceneri dei gigli

eppure fummo canto

e spighe.
Innocenti, sfidammo il vento.


E allora
attraversami
come una fede
come un rimpianto
come la notte

poi uccidimi mentre sanguino odore di ginestra
negli occhi di una colomba

in silenzio

annego in un addio
al largo del petto.

Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati

Monday, March 25, 2013

Ancora non sosti oltre la curva


non ti dico che so come fuggire il vento che feconda le fiamme,
nei grembi di giardini sommersi dai ghiacciai. il nerofumo 
che fa scempio dei gigli nelle nicchie 
 
ah cuore. tu ancora non sosti oltre la curva
ancora cammini, gli occhi bassi 
a questa casa di specchi sospesa tra i gerani e spoglie di cielo.
gemi. le distanze? di coste che bagnano la schiena di luna
 
o le spirali lucenti che si conficcano nel silenzio?
ma non senti quanto pesa l'emisfero e ricaccia i semi nelle rotondità del buio?
 
è nebbia o memoria?
o canne nutrite di neve che fanno il confine all'assenza di luce
 
non ti dico che so le diramazioni sottese di rose,
quali intenti percorrono le spine sul bianco della fronte,
se troverò mai la filigrana fossile dell'alba, la pietra
circonfusa del suo mistero
 
ho sepolto nel ventre di un vascello 
la via per le cave abitate dalle genti di mare, i chiarori appesi ai muri
dove credetti di amare. e tra le alghe, un soldo di rame
per la lezione di violino. che adesso
si va, passo a passo
nelle lunghezze delle ombre
 
e imparo. solo la notte, il suo greto a delta
in un porto ammalato di echi. le lucerne
pallide che si allontanano da riva.


Tutti i diritti riservati © Stefania Stravato

Sunday, March 24, 2013

Figlia










da lato  a lato 
si accende questa terra in punta d'ombra
    arcipelaghi d'astri
               crollano 

catrame in fiamme sulla neve

nei sepolcri 
le primavere che narravano le mani degli amanti

questo è tempo di strage nei giardini
figlia mia
ma non temere il lamento delle farfalle in agonia
            stanotte ti intreccerò radici e semi
sarai bella di ali e foglie

tu non lo sai 
i nostri corpi erano fiori
incontro alla rugiada che ci lavava il petto
poi si cadeva puri e nudi in un canto muto
           scavandoci le labbra

li conservo ancora tutti gli occhi che ho baciato
          quelli che ho strappato
ogni vita che ho vissuto 
e la memoria di contrade
che ci cadeva sopra l'alba e l'avvolgeva strette
come i fiori di una sposa

adesso mi resta solo il cuore 
         incatenato a sbarre di brina
e so quanto posso amarti 
di più che già non abbia fatto

in un colpo d'occhio
          tutte le forme delle voci
i corsi d'acqua le scaglie di serpente

ed è mia la mano 
         a spingere forte
il peso di ogni luna sulle stagioni al centro del respiro

         non ci sarà altro tempo
per rinascere da un ramo rossocorallo

e questa misura di dolore è infinitudine d'oceano
        a volo radente sui sepolcri di ginestre

io terra di guerre
io piana di aranci
io laguna salmastra dimora agli aironi di passaggio
rupe ferita da tramontane
         tua radice malata di salsedine

ma tu rubale ovunque le vie 
ad ogni terra 
ad ogni possibile mare
e corri avanti alle campane d'argento
         che non ti tocchi non ti sporchi
il loro inganno

         solo il grano e il rosso di vigna 
a fasciarti i fianchi. 

Tutti i diritti riservati Stefania © Stravato

Le mani nude






vedi, ho trattenuto tempo
al tempo
incatenandolo
ai lati degli occhi

ora batte vento e alta marea
sulle pietre sfinite di neve

per questo
mi tiro addosso le colonne del cielo
infilandomi sale e conchiglie
nei tagli del petto

e spero di morire
dissanguata di ogni memoria
sepolta da un'esplosione di luna

ma di traverso
tra due sponde

vestita solo di sabbia
le mani nude di campane.


Tutti i diritti riservati © Stefania Stravato

Saturday, March 23, 2013

E si va



nel silenzio     senza peso
inerti lune alle spalle

resta l'infamia del loro inutile splendore
l'acredine di notti
assiepate nella gola

e si va
in equilibrio su rotatorie di voci
le caviglie sporche di mandorli in fiore
sul grembo      fasce di neve antica.

Tutti i diritti riservati Stefania © Stravato