vorrei guardarla da fuori
questa stagione di polvere secca
di giardini deserti
di morte che si compie
inestinguibilmente
sempre uguale
di anelli falsi e false perle
di un vestito bianco sporco
che urla chiuso nell'armadio
vorrei sentirla lontana
come quelle cartoline vecchie
dimenticate in fondo a un cassetto
come quei viaggi cominciati male
e finiti peggio
vorrei tenerla tra le mani
mentre brucia e risana
e brucia e brucia
e risana
il rosso vivo che sgorga dai palmi
Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati
Tuesday, August 11, 2015
Saturday, March 14, 2015
L'idioma del deserto
Immense latitudini le mani
spostano schiuma d'onda
da un altro naufragio
(che si annunciò) nella fuga dei gabbiani
è ombra che sconfina la nube
un giro lento i passi lasciati alla sorte
poi un tumulto improvviso
il plenilunio addosso
di natura salmastra
lo lascerò morire senza cercare ancora di dargli un nome
da notte a notte è insostenibile la sua carne
che rivolta le zolle di sabbia nei fondali
e distorce la luminanza del faro
urla a sorpresa
l'idioma del deserto
tra l'inizio del fuoco e la voce dell'acqua
nella geografia di notti
colme di volti senza più memoria
così ci sorprendono gli dèi all'alba:
immemori
erranti tra gli scogli
sostenuti dall'azzurro di giugno
e si fugge
imperfetti
il ricco bagliore
in bocca la dura sostanza di una salina
qualunque cosa accada
perché non sia rimpianto
volgersi ad un mare che tace ogni sua onda
la sua eco si sparge
dalle ferite di martirii remoti
le sconfitte dissepolte dai venti
(che giacciono)
nelle buche dove si svuota ogni marea
dai silenzi delle donne
alte sugli scogli
che si immolano alle attese delle tempeste
una penombra negli occhi
attraversata dall'aspro di onde
che ci tenesse la schiena salda alla scogliera
senza temere
il richiamo dell'abisso
potremmo respingere a mani nude
il fuoco divino
bendarci l'aspro del dolore solo con le strida dei cormorani
in grembo a quale remota notte
già inabissata
a distanza irraggiungibile
il luogo delle labbra
colme di baci
germina il morbo nel sangue
e dilaga oscura
la marea
che si ravvolge ai passaggi del respiro
intanto sorgono dure radici al suo fondo
e non sapremo dove si annoderanno
se negli attimi sfuggenti d'acquamarina
o nelle rese sconfinate dell'oscurità.
Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati
Friday, March 13, 2015
Creatura
è tuttocielo
questa notte tra noi
caduta tra le braccia come un brillamento di ossidiana
in un altrove che ci alberga
arrampicati nudi sulle falesie vive battute dal mare
oh creatura
che sai tutte le ampiezze di azzurri
e il coraggio che ci vuole a distendere le ali
per tentare il volo
dire poi
che davvero hai sentito l'infinito entrarti sottopelle
creatura
che conosci le segrete nelle torri di fuoco, guardami
io cerco il rosa superbo che tinge l'est
cerco i rami di stelle scomparse
nel mistero di mille e mille ellissi
o chissà, nel silenzio sacro dei deserti
guardami, ho lasciato troppo sangue nella neve delle vette
mi dissero che lì poi si aprirono crochi a primavera
e furono ghirlande per le trecce di una sposa
io fui solo acqua sottile, vetro nella frana
che dilagò giù a valle
e mi aspettò l'ultima luna dell'inverno
per risalire le ferite
dai piedi di un ulivo crocifisso sul pendio
oh creatura
che sai tutte le lunghezze degli oceani
da costa a costa
e come scompone le armonie dei gigli sulle dune
il fiato del mistral
hai sentito gli argenti delle mie cavigliere
smuovere i rovi di more, i nidi di serpi
le collane di pioggia sulla via
tienimi nel vapore di orizzonti
a farmi ombra in controluce nei tuoi occhi
che ancora bruceranno stagioni e infiorescenze, resti di farfalle
nella ruggine dei vascelli alla fonda
passeranno in processione madonne incenerite sui roghi
torneranno da lontano
uccelli ammalati di tenebra
a deporre malefici sulle guglie delle cattedrali
tu tienimi
tienimi stretta ai fianchi
con lacci di foglie e sassi di fiume, odore di conchiglie
che non mi uccida un'altra volta
il canto di un cigno nero
quando chiuderò ancora le pietre sulle tombe
ho il suo taglio che mi ingioiella il petto
dove lo ha aperto in due
e se lo sfiora una vaghezza d'alba
o lo sguardo triste di un gabbiano
nel cavo delle ossa scorrono ancora
i semi duri di un rosario
i semi duri di un rosario
le antiche lontananze del dolore.
Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati
Thursday, March 12, 2015
Tra le foglie e l'acqua
il gesto
negli occhi già oltre
è un balzo repentino tra le le foglie e l'acqua
la voce un luogo deserto attraversa il petto
là fuori il cielo
e cade senza grazia
sulle verità moleste
- un cupo giudizio -
sui corpi scomposti nei tradimenti
non hai vinto non ho perso
questa guerra di lunghi coltelli macchiati di sabbia
strade e semi
i giuramenti delle mani
- guardiamo l'alba - dicevo - dicevi
e non credevo ai fantasmi di vecchie rose
come potrei chiamarla ora
questa docile solitudine
che si è agghindata per anni
con gli inganni di cento specchi?
e questa piccola storia di falena notturna
che non ho mai scritto?
non tornare in mio nome
mentendo
sui resti di marzo
io salto in avanti senza addii
nascosta e chiusa
nella forma concava di una ferita.
Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati
negli occhi già oltre
è un balzo repentino tra le le foglie e l'acqua
la voce un luogo deserto attraversa il petto
là fuori il cielo
e cade senza grazia
sulle verità moleste
- un cupo giudizio -
sui corpi scomposti nei tradimenti
non hai vinto non ho perso
questa guerra di lunghi coltelli macchiati di sabbia
strade e semi
i giuramenti delle mani
- guardiamo l'alba - dicevo - dicevi
e non credevo ai fantasmi di vecchie rose
come potrei chiamarla ora
questa docile solitudine
che si è agghindata per anni
con gli inganni di cento specchi?
e questa piccola storia di falena notturna
che non ho mai scritto?
non tornare in mio nome
mentendo
sui resti di marzo
io salto in avanti senza addii
nascosta e chiusa
nella forma concava di una ferita.
Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati
Thursday, January 29, 2015
Ad occhi aperti
si passa così
inermi
nelle grida
ad occhi aperti tra i coltelli
punte di vento in petto
per sorte di mala luna
Chi sei?
Chi sono?
E' già amara nostalgia
questa voce stretta in bocca
il mio nome confuso
il tuo che cade in un giorno d'inverno
La verità è che adesso piove
e potrei morire
senza pace né guerra
perché il tempo si allontana e annerisce
le vie del ritorno
Chi sei?
Chi sono?
E' già amara nostalgia
questa voce stretta in bocca
il mio nome confuso
il tuo che cade in un giorno d'inverno
La verità è che adesso piove
e potrei morire
senza pace né guerra
perché il tempo si allontana e annerisce
le vie del ritorno
E in controluce
il mio sangue
diluisce incautamente nello specchio
di fianco a te
che mi conduci a temere ancora la notte.
Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati
Wednesday, January 28, 2015
il giorno prima
abbracciata all'acqua
tu torni
di spalle
a fingerti alba sull'esilio
e sei l'istante scosso dall'ombra
di una lotta a cuore nudo
la voce rotta
più non racconta l'eco dei corpi
io piango
ma senza fretta
mentre cavo dal fondale
il fragore del silenzio supremo
così segreto da accecarmi
nella fuga
dal rossore dell'assenza
e non ti trovo
non ti vedo
tra le ossa d'alghe
già sei sabbia
il giorno prima dell'addio.
Stravato Stefania © Tutti i diritti riservati
Stravato Stefania © Tutti i diritti riservati
Tuesday, December 30, 2014
Figlio
è un nulla inerte
adesso
solo ieri argilla
occhi scuri e quattro angoli di tempo
eppure
dove mai sarà silenzio
batte e ribatte
ancora nel mio sangue
la parola piena che sei.
Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati
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