Friday, March 13, 2015

Creatura



è tuttocielo
questa notte tra noi
caduta tra le braccia come un brillamento di ossidiana
in un altrove che ci alberga
arrampicati nudi sulle falesie vive battute dal mare

oh creatura
che sai tutte le ampiezze di azzurri
e il coraggio che ci vuole a distendere le ali
per tentare il volo
dire poi 
che davvero hai sentito l'infinito entrarti sottopelle

creatura
che conosci le segrete nelle torri di fuoco, guardami
io cerco il rosa superbo che tinge l'est
cerco i rami di stelle scomparse
nel mistero di mille e mille ellissi
o chissà, nel silenzio sacro dei deserti

guardami, ho lasciato troppo sangue nella neve delle vette
mi dissero che lì poi si aprirono crochi a primavera
e furono ghirlande per le trecce di una sposa
io fui solo acqua sottile, vetro nella frana 
che dilagò giù a valle
e mi aspettò l'ultima luna dell'inverno
per risalire le ferite
dai piedi di un ulivo crocifisso sul pendio

oh creatura
che sai tutte le lunghezze degli oceani
da costa a costa 
e come scompone le armonie dei gigli sulle dune
il fiato del mistral 
hai sentito gli argenti delle mie cavigliere
smuovere i rovi di more, i nidi di serpi
le collane di pioggia sulla via

tienimi nel vapore di orizzonti
a farmi ombra in controluce nei tuoi occhi
che ancora bruceranno stagioni e infiorescenze, resti di farfalle 
nella ruggine dei vascelli alla fonda

passeranno in processione madonne incenerite sui roghi
torneranno da lontano
uccelli ammalati di tenebra
a deporre malefici sulle guglie delle cattedrali

tu tienimi
tienimi stretta ai fianchi
con lacci di foglie e sassi di fiume, odore di conchiglie
che non mi uccida un'altra volta
il canto di un cigno nero 
quando chiuderò ancora le pietre sulle tombe

ho il suo taglio che mi ingioiella il petto
dove lo ha aperto in due
e se lo sfiora  una vaghezza d'alba
o lo sguardo triste di un gabbiano

nel cavo delle ossa scorrono ancora 
i semi duri di un rosario
le antiche lontananze del dolore.


Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati

Thursday, March 12, 2015

Tra le foglie e l'acqua

il gesto
negli occhi già oltre
è un balzo repentino tra le le foglie e l'acqua

la voce un luogo deserto attraversa il petto

là fuori il cielo
e cade senza grazia
sulle verità moleste

- un cupo giudizio -
sui corpi scomposti nei tradimenti

non hai vinto non ho perso
questa guerra di lunghi coltelli macchiati di sabbia

strade e semi
i giuramenti delle mani

- guardiamo l'alba - dicevo - dicevi
e non credevo ai fantasmi di vecchie rose

come potrei chiamarla ora
questa docile solitudine
che si è agghindata per anni
con gli inganni di cento specchi?

e questa piccola storia di falena notturna
che non ho mai scritto?

non tornare in mio nome
mentendo
sui resti di marzo

io salto in avanti senza addii
nascosta e chiusa
nella forma concava di una ferita.


Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati


Thursday, January 29, 2015

Ad occhi aperti


si passa così 
inermi
nelle grida

ad occhi aperti tra i coltelli

punte di vento in petto 
per sorte di mala luna

Chi sei?
Chi sono?

E' già amara nostalgia
questa voce stretta in bocca

il mio nome confuso
il tuo che cade in un giorno d'inverno

La verità è che adesso piove
e potrei morire
senza pace né guerra

perché il tempo si allontana e annerisce
le vie del ritorno


E in controluce 
il mio sangue 
diluisce incautamente nello specchio
di fianco a te
che mi conduci a temere ancora la notte.


Stefania Stravato ©  Tutti i diritti riservati

Wednesday, January 28, 2015

il giorno prima


abbracciata all'acqua
tu torni
di spalle
a fingerti alba sull'esilio
e sei l'istante scosso dall'ombra
di una lotta a cuore nudo

la voce rotta
più non racconta l'eco dei corpi

io piango 
ma senza fretta 

mentre cavo dal fondale
il fragore del silenzio supremo

così segreto da accecarmi
nella fuga 
dal rossore dell'assenza

e non ti trovo 
non ti vedo
tra le ossa d'alghe

già sei sabbia 
il giorno prima dell'addio.


Stravato Stefania © Tutti i diritti riservati

Tuesday, December 30, 2014

Figlio



è un nulla inerte
adesso

solo ieri argilla
occhi scuri e quattro angoli di tempo

eppure
dove mai sarà silenzio
batte e ribatte
ancora nel mio sangue
la parola piena che sei.



Stefania Stravato © Tutti i diritti riservati



Tuesday, October 7, 2014

Un vecchio rubino spento

Se è vero che abbiamo un'anima, che ho un'anima, chissà di che sostanza è la mia adesso.
Proprio adesso che oscillo e le mie ossa fanno un rumore sordo sui muri bagnati di luce calda.
Mi sorprendo a non vedere sangue, perché le mie ferite sono tutte aperte, anche quelle che credevo guarite per sempre. Forse è di sale la mia anima, quel sapore aspro di mare che non ho mai perduto e che ritrovo in ogni luogo in cui mi nascondo, quando fuggo.
Quando fuggo e non ho risposte, non ho mani, non ho occhi, solo memoria di un autunno
che si riflette ancora, rosso nelle mie notti.
Ma senza luce, è solo un vecchio rubino spento.

Sunday, October 5, 2014

Tre donne, per caso e per amore


Io non sono una scrittrice, ma ho sempre creduto che le storie da raccontare si trovino da qualche parte, in attesa del tempo e del cuore giusto che le raccolga e le racconti.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una di esse.
E provo a raccontarla con il mio cuore, sperando sia quello giusto.
Con la mia voce, legata a quella delle sue protagoniste.

E' una storia di donne. Di solitudine e fughe. Di lotte, affetto e dolore.
Quel dolore che le indurisce e malgrado ciò, talvolta permette loro di essere forti e vincere le loro oscure battaglie. 
E di quell'affetto che nasce non per caso, ma dalla comprensione piena delle sofferenze altrui.

Gabry l'ho conosciuta su Twitter con il nick La Malvagia: arrabbiata, spesso aggressiva. 
Sempre in lotta, una lotta che di fatto è una rabbiosa e sofferta protesta contro le ingiustizie, le discriminazioni.
Disincantata. A volte sola, attaccata dal branco, in cui non si riconosce. 
Fiera di questa sua aspra solitudine.
E' una donna del profondo sud, che ha lottato per le proprie scelte di vita, contro una mentalità ancora fortemente radicata che non perdona ad una donna, l'esercizio del libero arbitrio.
E il prezzo della sua lotta è oggi, una vita difficile: sola, con pochi mezzi, un figlio adulto disabile.
Poi poche sere fa, posta una foto su Twitter.
Una neonata.

Io commento con poche parole la mia commozione e lei mi racconta in privato di Sanaa, conosciuta per caso, laggiù dove sbarcano a migliaia, i disperati, sperando.
E' la prima volta che io e Gabry ci scriviamo: due storie diverse, la mia e la sua, si incontrano, ciascuna con il proprio carico di dolore.
E così mi ritrovo ad accogliere la storia di Gabry e di Sanaa, la giovanissima marocchina fuggita da un padre padrone e da una madre (vittima essa stessa di un retaggio culturale) che non può, non sa difenderla.
E' istinto materno forse, ma forse ancor di più, la conoscenza diretta dell'emarginazione, della durezza della vita, che lavora sull'emotività di Gabry: e il suo naturale slancio di solidarietà crea un ponte che con il passare dei mesi si concretizza in affetto autentico e reciproco aiuto, fatto di cura e attenzione. Ciascuna con le proprie possibilità, si fanno carico dei pesi dell'altra, rendendoli più sopportabili.

Di tutte le sue lotte, questa è quella che Gabry La Malvagia di certo ha vinto.

Quando Sanaa dà alla luce la sua bambina, vuole Gabry con sé.
E le dice: "Ora sei nonna".

Tre donne. Che per caso e per amore, hanno già vinto.
Contro i pregiudizi, la diffidenza, la paura del diverso.

A me, la fierezza di averle incontrate. 
Grazie.